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Inverno in Val di Fassa: quando la neve non c’è (ed è perfetto così)

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Gennaio senza neve in Val di Fassa: cosa succede (davvero) in montagna quando il bianco non arriva

Prati gialli, terra dura, ritmi rallentati. Il vero inverno alpino non è quello delle cartoline. Ecco perché proprio questo è il momento migliore per venire.

Fuori fa -15°, l’aria pizzica le guance, ma i prati intorno a Ciasa dò Parè sono gialli. Non bianchi, gialli. Brulli. La neve c’è solo sulle cime più alte, quella vera, e sulle piste da sci, grazie ai cannoni, a dieci minuti da qui.

Gennaio senza neve disorienta. Chi arriva in Val di Fassa si aspetta il set di una cartolina natalizia e invece trova un paesaggio che sembra sospeso – né inverno né primavera. Ma è proprio questo l’inverno autentico delle Dolomiti, quello che conoscono i contadini. E vi spieghiamo perché dovreste viverlo almeno una volta.

1. Inverno e neve in montagna: mito o realtà?

Sfatiamo un mito: d’inverno in montagna non nevica sempre, almeno qui da noi. Anzi, gennaio e febbraio sono spesso mesi asciutti, con temperature rigide ma con poca neve o pioggia. Nevica più a marzo, aprile, o a fine novembre. Era inverno anche quando Luigi, il papà di Aurora, ha iniziato a costruire questa azienda agricola – gennaio 1989 -, e di neve non ce n’era.

Quello che succede è altro: tutto si ferma, si ghiaccia, si indurisce. L’acqua nei ruscelli diventa cristallo, la terra diventa dura come pietra. Le cose restano lì, sospese. O le fai prima, o aspetti che si sghiaccino. 

Anche noi ci fermiamo, o meglio rallentiamo. Ma è proprio in questo rallentamento che l’inverno di montagna rivela la sua bellezza più vera. Non quella turistica delle piste affollate, ma quella intima dei ritmi naturali, del freddo che morde, del silenzio che riempie.

2. Cosa fanno gli animali quando tutto si blocca

Fermarsi non significa stare immobili. La stalla diventa il cuore pulsante di Ciasa. In questi giorni sono nati 3 capretti, 2 agnelli e 2 vitellini. I parti in inverno sono momenti felici e delicati: le mamme si fanno irrequiete, cercano l’angolo giusto, e noi restiamo vicini senza interferire.

“Una vacca all’ottavo parto ci mette un’ora, quasi non ce ne accorgiamo. Al primo o secondo ci vuole più tempo. Noi di solito non aiutiamo magari tiri nel momento sbagliato. Interveniamo solo quando serve. È un momento calmo, tranquillo, e così deve essere.” Alessandro

Gli animali in inverno mangiano fieno aromatico – lo stesso che raccogliamo in estate dai prati fioriti – e bevono acqua calda perché sono ruminanti e hanno bisogno di calore per digerire meglio. La produzione di latte resta simile a quella primaverile, perché il fieno che diamo è di altissima qualità. Non sono libere di pascolare come in estate, ma la mattina escono lo stesso nel paddock esterno: prendono il sole, camminano sulla terra ghiacciata, poi la sera rientrano.In azienda alleviamo vacche Grigio Alpina, capre Pezzate Mochene e pecore – tutte razze autoctone in via d’estinzione che si sono adattate al clima di montagna. Conoscerle, seguirle nei loro ritmi stagionali, significa prendersi cura di un patrimonio che va oltre il singolo animale: è biodiversità, è cultura, è memoria del territorio.

3. Perché venire in Val di Fassa a gennaio (quando non c’è neve)

La risposta è semplice: vivi l’inverno vero. Quello in cui tutto rallenta, le giornate si allungano piano, il gelo e il freddo la fanno da padroni. Non c’è la folla delle settimane bianche. Non c’è l’ansia da ripartenza post-Natale. C’è il silenzio, quello vero.

Cammini sui sentieri forestali – tutti praticabili, perché senza neve puoi andare dappertutto – e senti il suono della terra ghiacciata sotto i piedi. L’aria sa di legna bruciata: in paese tutti hanno acceso i camini, e quel profumo non dà fastidio. Lo associ alla montagna, alla stufa che scoppietta la sera, al rifugio caldo dopo una camminata che ti ha riempito i polmoni.

“Il bello della montagna d’inverno è quando accendono i camini e nel paese senti solo l’odore del fumo della legna. Anche noi abbiamo acceso tanto la stufa quest’anno. Il crepitio della legna, il caldo che ti accoglie quando rientri dal freddo: te lo gusti, non lo subisci.”
Alessandro

La Val di Fassa d’inverno si sta estivizzando: prima si veniva solo per sciare, ora si scia ma si va anche alle terme, si cammina con le ciaspole, ci si rilassa con un bel libro davanti al camino, si va in rifugio a mangiare. Si viene per staccare in un contesto diverso, in mezzo alla natura. E le esperienze non mancano: l’Enrosadira con il picnic panoramico, le terme a Pozza di Fassa (per gli ospiti dei nostri appartamenti abbiamo uno sconto al QC Terme Dolomiti), le ciaspolate con aperitivo in rifugio organizzate da Fassa Sport Checkpoint, l’arrampicata sul ghiaccio con le guide di Moena Experience.

4. I rituali dell’inverno lento (e cosa facciamo noi quando tutto si ferma)

Anche noi abbiamo i nostri rituali.

“Io vado nel bosco, cammino, mi porto a casa qualcosa: una pigna, un rametto. Vedo le prime gemme. Quello è il mio momento di connessione con me e con la natura.”
Aurora

“Il momento di relax per me è la mattina quando vado in stalla. È un momento intimo, silenzioso. Le bestie mi conoscono, sanno che ci sono.”
Alessandro

In questi giorni stiamo anche ricominciando a fare salumi e formaggi. È un lavoro lento, che richiede mani esperte e pazienza. I nostri insaccati stagionano senza nitriti né nitrati, seguendo ricette antiche che rispettano i tempi naturali. I formaggi a latte crudo maturano in grotta, sviluppando aromi che raccontano i prati da cui proviene il latte.

E poi c’è un altro progetto che ci riempie di orgoglio: da metà febbraio inizieremo un corso sulle piante officinali – 80 ore tra teoria e pratica – che faremo insieme a esperti raccoglitori. È un corso di qualificazione professionale riconosciuto dalla Provincia di Trento, che permette di ottenere l’abilitazione alla coltivazione, raccolta e lavorazione delle piante officinali del Trentino.

Aurora e Matteo, insieme a Davide, studieranno elementi di botanica, riconoscimento della flora spontanea, principi attivi delle erbe, per poi passare alle tecniche di coltivazione, raccolta, essicazione, trasformazione. Ci saranno escursioni nei boschi, visite in aziende agricole, prove pratiche.

Approfondire questo sapere è parte del nostro lavoro tanto quanto produrre miele o formaggi. Significa prendersi cura di una conoscenza che rischia di perdersi, significa continuare a formarsi per lavorare nel rispetto della natura e dei suoi cicli senza danneggiare le piante.

È lo stesso approccio che applichiamo in tutto quello che facciamo: studio, cura, attenzione ai dettagli, rispetto per la materia prima. Non si improvvisa nulla. Ogni ingrediente che usiamo in osteria, ogni prodotto che vendiamo in bottega, ogni esperienza che offriamo ai nostri ospiti nasce da questa consapevolezza.

5. Cosa trovate in osteria (tra tartufi bellunesi e cervo di valle)

L’osteria non si ferma mai. In questi giorni Karin, una tartufaia delle vallate dolomitiche bellunesi, ci ha portato tartufi neri piccolissimi e profumatissimi. Matteo sta lavorando il cervo, e i piatti cambiano ogni settimana seguendo quello che il territorio offre. Siamo aperti anche domenica a pranzo – e questo è un lusso raro in Val di Fassa d’inverno. Il menù è sempre stagionale, sempre locale, sempre sorprendente. E dopo pranzo, se vi va, potete fare una passeggiata nei campi intorno a Ciasa, respirare l’aria fredda, magari incontrare le nostre capre che prendono il sole nel paddock.

Lichene usato come ingrediente nell'Osteria dò Parè

Inverno e blue monday

Il terzo lunedì di gennaio è il Blue Monday, il giorno più triste dell’anno secondo statistiche che forse valgono zero. Ma noi preferiamo pensarla così: goditi questa parte dell’inverno, ovunque tu sia.

Noi ti abbiamo raccontato come lo viviamo qui. Tu vivilo a modo tuo: se vuoi farlo qui da noi ne saremo felici. Magari con una passeggiata che ti riempie i polmoni, un pranzo in osteria che profuma di bosco, o semplicemente stando seduto davanti alla stufa con un libro e la consapevolezza che fuori fa freddo, ma tu stai bene.

L’inverno vero non è quello delle cartoline. È questo.

Gemma di Abete Alpina della Val di Fassa
Rosetta dell'Osteria dò Parè
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